Terremoto del Centro Italia

Una solidarietà senza fine ?

La raccolta fondi che pensavamo di aver chiuso con il concerto jazz all’Istituto italiano di Cultura di Parigi (Jazz per Amatrice, 2 dicembre), ci ha permesso di raccogliere in tutto 12.737€. Solo il concerto, che ha riunito i grandi nomi del jazz italiano ed internazionale, ha visto un incasso di 8200€ che sono stati integralmente versati all’associazione I-Jazz per il progetto Un Teatro per Amatrice, sostenuto in prima persona da Paolo Fresu, una delle star del jazz che abbiamo avuto il piacere di ascoltare. Contribuiranno a ricostruire il teatro di Amatrice, la cittadina-simbolo del terremoto (il 18 gennaio scorso è crollato anche quello che restava del campanile, miracolosamente scampato 
ai crolli del 24 agosto).


La raccolta fondi che pensavamo di aver chiuso con il concerto jazz all’Istituto italiano di Cultura di Parigi (Jazz per Amatrice, 2 dicembre), ci ha permesso di raccogliere in tutto 12.737€. Solo il concerto, che ha riunito i grandi nomi del jazz italiano ed internazionale, ha visto un incasso di 8200€ che sono stati integralmente versati all’associazione I-Jazz per il progetto Un Teatro per Amatrice, sostenuto in prima persona da Paolo Fresu, una delle star del jazz che abbiamo avuto il piacere di ascoltare. Contribuiranno a ricostruire il teatro di Amatrice, la cittadina-simbolo del terremoto (il 18 gennaio scorso è crollato anche quello che restava del campanile, miracolosamente scampato 
ai crolli del 24 agosto).

Ricostruire lo storico teatro « Giuseppe Garibaldi » « perché Amatrice possa avere una nuova casa, ancora più bella di quella perduta, in cui riconoscersi e riunirsi ». Sì perché nei piccoli centri, i teatri non sono luoghi in cui recarsi in abito lungo per farsi vedere, ma centri di aggregazione in cui si svolge la vita della comunità.
E’, questo, un principio che abbiamo sposato anche nelle campagne precedenti di solidarietà ai terremotati : per le strutture pubbliche (servizi amministrativi, scolastici, sociali) e abitative sono stanziati dei fondi anche dall’Europa, al patrimonio artistico ci pensano le grandi fondazioni internazionali, mentre troppo spesso vengono lasciati fuori i luoghi della socializzazione e l’enorme lavoro che le associazioni svolgono sul territorio. 
All’estero, inoltre, è ancora più ancorato lo scetticismo di chi non si fida di donare a enti pubblici, persino quelli più strutturati come la Protezione Civile o la Croce Rossa : troppi scandali, troppo lontani, nessun rendiconto sul come sono state spese le donazioni.
In questo spirito il resto dei fondi (4.537€), raccolti principalmente attraverso i mercatini solidali e le cene organizzate grazie agli alimenti donati dai produttori italiani del Salone Internazionale dell’Agroalimentare, i Forum delle associazioni locali e attraverso i doni spontanei di singoli cittadini, sarà versato – dopo consultazione delle associazioni di Italia in Rete – al progetto Per la vita di Castelluccio di Norcia. 
Per chi non lo conoscesse, Castelluccio è (anzi era) uno dei borghi più belli d’Italia, noto per la produzione delle lenticchie. La vicinanza di cittadine come Cascia o Norcia (che hanno sofferto anche loro per i terremoti di agosto ma per le quali si sono già mossi grandi mecenati) fanno sì che della sorte di Castelluccio si siano preoccupati in pochi. L’obiettivo del progetto è quello di « far rinascere quanto prima uno dei borghi più belli al mondo. Si procederà quindi in questa fase di emergenza a portare avanti ogni attività utile per la ripresa sociale, culturale, ambientale, turistica ed economica di Castelluccio, a partire dalla riapertura di una via di comunicazione con il paese che consenta, già in primavera, di poter seminare la lenticchia e garantire la continuità e la sopravvivenza di un tessuto sociale e produttivo importantissimo ». 
Un terremoto infinito
Come se non bastassero il freddo e la neve a rendere la vita più difficile nei paesi in cui centinaia di famiglie hanno ancora una sistemazione provvisoria, dal 18 gennaio scorso le temperature hanno raggiunto medie siberiane, la terra ha tremato ancora, sempre tra il Lazio e l’Abruzzo con forti scosse, di nuovo, in Umbria e Marche. Si sono aggiunte le valanghe tra cui quella che ha spostato e seppellito l’albergo di Rigopiano nel Comune di Farindola (Parco Nazionale del Gran Sasso) che ha provocato 29 morti, tra cui bambini e il personale dell’albergo. 
E’ ovvia la domanda : che facciamo ora noi italiani all’estero ? Lo sgomento è tanto. Possibile che le catastrofi naturali si accaniscano in questo modo sulla stessa gente, nella stessa zona ? Anche se non sono prevedibili, come ci dicono gli esperti, anche se in Italia si è costruito nei posti più pericolosi (le pendici di vulcani, i letti dei fiumi, sui detriti, come appunto l’albergo Rigopiano), non sarebbe ora che lo Stato mettesse a norma antisismica tutti gli edifici, a cominciare dalle zone maggiormente colpite ? Il Giappone l’ha fatto e con frequenti terremoti di scala 6 è raro che crollino edifici e soprattutto che ci siano morti. E noi ?